uomo vitruviano homo verus

Da Homo Sapiens a Homo Verus

Un problema valoriale

Dobbiamo lasciare l’homo sapiens per entrare nell’Homo Verus.

Come società, al giorno d’oggi, il nostro è un problema valoriale.

È necessario fare cultura, condividere saperi.

È necessario restituire un ambiente e un contesto in grado di creare quelle circostanze fecondanti e orientanti per l’individuo, sia esso un bambino o un adulto.

Circostanze che lo facciano sentire partecipe e che lo orientino a quei valori assoluti e irrinunciabili, quali la Vita e la Pace.

In questo modo – e solo in questo modo – la mente può gradualmente disintossicarsi dalle tante false chimere e dai tanti falsi modelli dominanti di oggi.

C’è un inganno che, quotidianamente, ci viene presentato da questa dimensione virtuale mediatica che diventa ogni giorno più estrema: il successo senza sforzo.

Tuttavia, quando andiamo ad indagare dietro le quinte, scopriamo che chiunque abbia raggiunto dei risultati interessanti in qualsiasi ambito della sua vita – famiglia, affetti, amicizia, collettività, ricchezza, lavoro, spiritualità, corpo… – ha dovuto lavorare intensamente per farlo.

E, se anche avesse iniziato per un bisogno di riconoscimento, per una necessità di rivalsa, di scalata, o di posizionamento, lo sforzo fatto certamente lo ha migliorato.

Ha migliorato anche la vita degli altri, se – oltre a questo sforzo – ha compreso la necessità di educarsi ad educare, cioè di educare sé stesso per essere modello per l’altro.

Soltanto quando ci impegniamo in questo processo di “ex ducere”, cioè di tirare fuori da noi il meglio di noi, diveniamo capaci di eccellere, cioè di spingere fuori solamente quella parte che possiamo considerare la migliore.

Una nuova F.A.S.E.

Ognuno di noi sente l’esigenza di una nuova, più profonda umanizzazione.

Come dice una mia cara amica, la neuropsicologa Margriet Sitskoorn, dobbiamo lasciare l’homo sapiens per entrare nell’Homo Verus.

Clicca qui per vedere il dialogo che abbiamo fatto insieme, in merito a questo tema.

Dobbiamo guardare a noi e alla storia per ciò che possiamo divenire, attraverso il nostro impegno a coltivare noi stessi.

Dobbiamo vivere una nuova FASE (FASE, per me, è l’acronimo dello sviluppo della nostra specie: Filosofia, Arte, Scienza, Economia).

Infatti, da sempre, da quando ci ricordiamo di esistere, ci siamo fatti domande (filosofia), abbiamo lasciato un segno di noi (arte), abbiamo indagato per capire meglio chi siamo e il mondo nel quale viviamo (scienza) e, alla fine, ci siamo chiesti se ciò che producevamo fosse sostenibile (economia).

Dobbiamo assolutamente compiere questo lavoro per costruire consapevolmente una nuova FASE nella nostra storia.

Clicca qui per leggere il mio articolo: Abbiamo un futuro?

Dobbiamo, quindi, farci nuove domande, cambiare le nostre azioni, chiederci se ciò che stiamo imparando ci occorre o ci inquina, ci illumina oppure oscura il nostro futuro e, infine, dobbiamo agire affinché la nostra storia e le nostre relazioni siano costruite per avere intorno a noi un mondo migliore, ovvero siano sostenibili.

Dobbiamo umanizzarci

Possiamo rieducare l’essere umano? Io dico di sì.

Dobbiamo rieducare l’essere umano e, più che rieducarci, dobbiamo umanizzarci.

Dobbiamo imparare a leggere le nostre emozioni, a non dare spazio a quelle negative, coercitive o violente che, a volte, ospitiamo senza nemmeno accorgercene.

Dobbiamo diventare consapevoli che i comportamenti sono frutto di un’abitudine e, se questa è errata, si consolidano comportamenti errati nella nostra vita quotidiana.

Dobbiamo interrompere questo schema cercando una posizione dalla quale possiamo vedere noi stessi in modo diverso e passare dalla domanda istintiva “che cosa devo fare?” a quella in cui i nostri prefrontali ci vengono in aiuto, cioè: “Qual è la vita che voglio?“.

Non la vita che sono costretto a fare, ma la vita che voglio.

Perché soltanto se parliamo con noi stessi di ciò che davvero amiamo, tutto ciò che di buono esiste in noi emerge e ci aiuta a fare il prossimo passo.
Meditare fa parte del processo di rieducazione della nostra specie, perché ci aiuta a divenire più sensibili, attenti e a coltivare in noi la compassione per l’altro, nella comprensione che egli ha i nostri stessi limiti, difetti e difficoltà.

Il Futuro dei nostri figli

Chiudo questa mia riflessione ricordandoci che i nostri figli imparano i loro comportamenti dai nostri, le loro emozioni dalle nostre, il loro modo di pensare dal nostro, il loro modo di vivere dal nostro modo di essere.
Quindi, noi siamo importanti perché siamo educatori. Tutti lo siamo, in senso positivo o negativo.

Senza disciplina e attenzione, rischiamo di far danno proprio a coloro che amiamo più di ogni altra cosa: i nostri figli.
Ci sono tanti strumenti per iniziare subito il processo di autoeducazione e di auto-miglioramento, per entrare in un nuovo stato di consapevolezza.

Non possiamo più permetterci di dire che il mondo intorno a noi non ci offre opportunità. Il mondo intorno a noi è pieno di opportunità.

Dobbiamo chiedere a noi stessi di aprire i nostri occhi, guardare le infinite occasioni che, in ogni istante, si presentano dinnanzi a noi e cogliere quelle che sentiamo essere per noi le più giuste.

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