PATRIZIO PAOLETTI REDATTORE PER “PERSONE & CONOSCENZE”

Ogni mese sará possibile leggere i suoi articoli

Grande riconoscimento da una rivista specializzata nel settore
L’articolo di seguito riportato è apparso sul n° 32 di “Persone & Conoscenze”, rivista in cui vengono affrontati temi inerenti il mondo manageriale e lo sviluppo delle risorse umane. La collaborazione di Patrizio Paoletti, fortemente voluta dalla redazione, sarà presente su ogni numero con un articolo.

TEORIE
Organizzare e orientare l’intelligenza emotiva
di Patrizio Paoletti

“Noi siamo quello che facciamo più spesso. Il successo quindi
non è genio, ma abitudine”. È un’affermazione di Aristotele che introduce
in modo chiaro le domande:“Cosa rende straordinaria una vita?”
“Cosa produce la vera differenza?”. Alcune risposte sono comprese
nelle testimonianze di tre persone eccellenti, ospiti al mio recente seminario
“Crea il tuo Destino” (Milano, 26-28 maggio). Stefano Baldini,
oro olimpico ad Atene 2004, Micheal Kell Ryan, co-fondatore Ryan Air
e Chris Gardner, autore del bestseller “La ricerca della felicità”
ci hanno offerto un’occasione unica e irripetibile per colloquiare di come
è possibile all’uomo ideare e raggiungere straordinari traguardi.

Vivere giorno per giorno una vita di valori, impegnandosi per raggiungere traguardi eccezionali e realizzare così le aspirazioni più elevate, è ciò che questi uomini straordinari hanno testimoniato a una platea di oltre mille persone.

Stefano Baldini, ad esempio, parlando del suo oro olimpico e di quanto ha dovuto sudare per conquistarlo, in maniera precisa e puntuale ha evidenziato come essere imprigionati in vecchi modelli organizzativi e comportamentali è ciò che trattiene alcuni uomini nella sensazione-convinzione di non riuscire a costruire nulla di veramente significativo e, nonostante i loro grandi sforzi, li fa sentire schiavi di un vortice di stress e di insoddisfazione nella dipendenza, conscia o inconscia, dalle emozioni negative e dall’urgenza.

Ma quando ho affermato che l’uomo è capace di vivere, compiere e manifestare molto più di quanto si possa immaginare se accosta se stesso a quegli eroi e a quei geni che sono diventati esempi di vita per l’intera umanità, un naturale “sì” è partito dal cuore di Baldini: “quando corro è proprio così che mi sento”.

Infatti, essere consapevoli di quanto potente sia questa meravigliosa macchina che chiamiamo il nostro corpo può aiutarci nel sentirci ancor più emotivamente coinvolti e capaci. Da adulti, in termini biologici, siamo uomini completi, capaci di grandi successi che hanno tutti la stessa origine: il cervello, miracolo evolutivo ineguagliabile.

Quello dei nostri antenati era molto piccolo, equivalente a mezzo litro di volume, come il motore di un’automobile 500. Oggi, dopo due milioni e mezzo di anni, il cervello umano è diventato tre volte più grande, quanto il motore di un’auto sportiva e assorbe più energia di ogni altro organo del corpo umano.
Consuma un quinto del cibo ingerito ed è per questo che la testa è la zona più calda del nostro organismo. In questo groviglio precisissimo e inestricabile, si generano reazioni chimiche fondamentali che orientano i nostri pensieri.

È il cervello, infatti, che memorizza tutti i movimenti appresi nella pubertà e che, con la stessa struttura mentale di quando si è neonati, continua a determinare il proseguo della nostra esistenza con una parte inconscia più agile di quella conscia. Ma la potenza del cervello non è la sola intelligenza che ci rende ciò che siamo.

Parlare della Ryan Air, la case history più importante degli ultimi dieci anni in Europa, mi permette di introdurre il concetto di “intelligenza emotiva”.
“Molti pensano – ha raccontato Michael Kell Ryan- che sia sempre andato tutto bene e che il successo sia scivolato verso di noi in maniera naturale, ma non è stato così.

Nei primi cinque anni, Ryan Air continuava ad accumulare un debito sempre più importante, non facendoci presagire nulla di buono. Abbiamo dovuto resistere alla paura, alla frustrazione, al senso di inadeguatezza.

In azienda abbiamo dovuto lottare alla ricerca di uno spiraglio che facesse entrare nuova luce. Abbiamo così deciso di continuare il viaggio, mantenendo il senso dell’obiettivo con la forza dell’equilibrio e della congruenza ai nostri valori: non abbiamo mai accettato lo stato delle cose e abbiamo mantenuto l’obiettivo chiaro davanti a noi per dare alla gente ciò che stava cercando.

Siamo andati a studiare la più importante compagnia americana low cost, il caso vincente del settore, e l’abbiamo coniato dando avvio a un cambiamento radicale all’interno della nostra compagnia. È stato un evento catalizzatore
che ci ha permesso di vedere e di perseguire una nuova modalità operativa che ha coinvolto tutti i reparti con importanti trasformazioni e che ha riposizionato ogni uomo all’interno dell’azienda.
Tutto ciò è stato possibile grazie all’utilizzo di un’altra visione: lavorare con l’intelligenza emotiva”.

Quando ci troviamo in una situazione come questa appena descritta, dobbiamo operare con forza e produrre plus valore per trasformare le sfide in opportunità. Ciò può accadere quando ci distacchiamo dalle nostre identificazioni, prendiamo una giusta distanza, ci guardiamo intorno e ci lasciamo raggiungere da quegli stimoli in grado di generare in noi nuova determinazione.

Almeno da vent’anni la ricerca ha cominciato a parlare di “intelligenza emotiva”, un’espressione che si riferisce alla capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi e di gestire positivamente le emozioni, tanto interiormente quanto nelle nostre relazioni. Abilità che, proprio perché complementari, sono distinte dall’intelligenza accademica, comunemente definita intelligenza intellettuale.

I due tipi di intelligenza, intellettuale ed emotiva, esprimono attività di parti diverse del cervello: l’intelletto si basa esclusivamente sulle elaborazioni che hanno luogo a livello di neuro corteccia (strati superficiali del cervello); i centri emotivi, invece, si trovano in profondità, nei regni sottocorticali più antichi e l’intelligenza emotiva comporta il funzionamento integrato di questi centri con quelli intellettuali.

Collegati alla sfera emotiva, possiamo riconoscere in noi alcuni talenti che, se acquisiti o potenziati, si dimostrano fondamentali nella rete di rapporti che ognuno di noi intesse nel tempo, negli otto campi della propria vita: Affetti, Famiglia, Amicizia, Collettività, Finanze, Lavoro, Salute, Spirito.

L’aspetto più interessante che la ricerca scientifica evidenzia è che l’intelligenza emotiva, come le altre facoltà del cervello, può essere appresa, stimolata, allenata:
A livello individuale, per l’arricchimento personale delle capacità utili all’esistenza, che permettono all’uomo di trovare un modo di conservare intatti la propria umanità e il proprio equilibrio;
A livello lavorativo, nella consapevolezza che le competenze emotive indicano un’altra area di perfezionamento delle prestazioni e quindi della competitività. In un gruppo di lavoro, per esempio, significa ottenere una precisa messa a punto delle dinamiche interpersonali così da rendere l’intero gruppo più intelligente.
Avere una Visione strategica della vita significa presidiare quattro aree fondamentali:
1- L’area della dispersione, nella quale alcuni uomini sprecano energia impegnandosi in tutto ciò che non è né determinante, né urgente. È in quest’area che spesso ci si rifugia quando si è in tensione o quando non si vuole pensare a nulla;
2 – L’area dell’immaginazione, ovvero si fa ciò che è urgente, ma non ciò che è determinante. Anche in quest’area è lo stress che fa credere di essere organizzati, mentre invece si perde di vista ciò che è davvero centrale per l’obiettivo prefissato;
3 – L’area dell’identificazione è quella che contiene le cose urgenti e determinanti. Allenarsi nella programmazione e nel prevedere gli aspetti determinanti può contribuire a diminuire il tempo che si vive in questa dimensione;
4 – L’area della realizzazione è la dimensione in cui ci si concentra costantemente solo su ciò che è determinante e centrale. Significa concentrarsi su tutto ciò che può nutrire bene e potenziare la ragione finale dell’obiettivo desiderato. Quest’area richiede grande sensibilità, che è la capacità di leggere il risultato dell’insieme con la giusta attenzione, la giusta relazione, la giusta energia.

È l’intelligenza emotiva, bene allenata, che ci rende consapevoli della visione che abbiamo della vita, delle cose, della gente e ci permette di dare, in ogni momento, la risposta più economica e più adeguata alla vita stessa. La vita intesa come un grande contenitore è rappresentata dal tempo: il tempo della vita che l’uomo ha a disposizione.

Far accadere le cose, avere successo è la vera opportunità che la vita ci offre. Proprio di questo ci ha parlato Chistopher Gardner: “Quando mi sono ritrovato con mio figlio costretto a dormire in un bagno della metropolitana, dentro di me è scattato un qualcosa che mi ha permesso di liberare una enorme quantità di consapevolezza. È lì che ho compreso lo straordinario potere delle ‘cose’. Ho potuto così essere fermo e assolutamente concentrato sull’attività che stavo svolgendo, realizzandola appieno e traendone vero vantaggio. È soltanto grazie a una profonda e interiore lettura degli eventi che riusciamo a realizzare i nostri sogni. È così che anche io sono riuscito a realizzare il mio: dare a mio figlio un padre che potesse rappresentare per lui un modello e un riferimento”.

In questa opportunità che è la vita, è necessario rendersi conto dell’importanza delle regole e degli strumenti che operano in essa: le cose.
Se la vita è il tempo che abbiamo a nostra disposizione per esprimerci e realizzarci, le cose possono essere intese come la capacità di utilizzare e di gestire strumenti. Gli oggetti, gli ambienti, i percorsi, gli spunti, le opportunità sono tutte cose, strumenti, appunto per manifestarci al mondo.

La presenza è il primo atto comunicativo che accade inevitabilmente ogni volta che l’uomo entra in contatto con il mondo che lo circonda. La vera comprensione delle cose è la comprensione della vita e coloro che hanno maggiore capacità di presenza, di presentarsi agli altri nel tempo, hanno maggiori capacità e occupano posizioni più significative.

La gente, ultimo e consequenziale passaggio della triade, è intesa come metro della nostra capacità relazionale e rappresenta la nostra “espansione neuronale”.

La relazione con la gente mi cambia: prima passavo meccanicamente il mio tempo con te, oggi ti cerco e ti incontro perché lo stare con te mi migliora, mi accresce, mi potenzia.

Infatti, lo “stare con” feconda e cambia i soggetti della relazione, perché passare del tempo con l’altro permette di avere un altro punto di vista –aggiuntivo– della vita, delle cose, della gente, permette di aumentare la creatività e di dare più significati agli eventi.

Non nutre solo me, ma nutre anche l’altro che è in relazione con me, è uno scambio reciproco. È arte del sapere e del comunicare.

Quando parlo di “sapere” non parlo di quanto sappiamo, né della qualità di ciò che sappiamo, ma soprattutto di come organizziamo il sapere, i dati stoccati in noi. Il successo, quindi, dipende dal valore delle idee che mettiamo in campo oggi e da come le organizziamo per il domani.

Quando siamo concentrati su ciò che è centrale, siamo in grado di comprendere cosa farà la vera differenza, è allora che siamo in grado di comparare. La gestione delle risorse umane in azienda, come nella vita quotidiana di tutti i giorni, è il vero tema di attualità.

Ma per comprenderlo appieno, dovremmo porci in un altro punto di vista. Siamo certi di conoscere la gestione delle risorse interne a noi stessi? Quanto vale stoccare quantità emotive per riservare una quantità di spazio psico-emotivo orientato a risolvere gli imprevisti?

Quanto vale una vera motivazione fornita in modo chiaro e congruo a un collaboratore come a noi stessi? Quanto vale l’impostazione di sviluppo delle persone orientato ai motivi del successo, da riprodurre e intensificare, piuttosto che orientato all’imparare dagli errori? Concetti rivoluzionari se osserviamo il mondo, oggi.

La sensibilità e la consapevolezza di noi stessi sono doti essenziali per ogni uomo e ancor di più per un manager o per un allenatore, perché permettono di rispondere in modo adeguato al contesto intorno a noi che di continuo si modifica, e di cogliere i segnali del processo evolutivo della nostra vita, privata e lavorativa, e della vita degli uomini con i quali costantemente ci relazioniamo.

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